
La crisi di Telesud entra ormai in una fase apertamente giudiziaria. L’ex presidente ed editore Massimo Marino ha ottenuto pignoramenti per circa 100 mila euro tra conti correnti, crediti presso terzi e attrezzature dell’emittente, a fronte – scrive – dell’inadempienza degli accordi raggiunti davanti al Giudice del Lavoro dopo il suo licenziamento.
Nel suo post Marino racconta l’atto materiale del pignoramento: telecamere, luci, computer, arredi. «Una tv viva e vegeta fino al 2024, oggi in stato comatoso», scrive, mentre ironizza amaramente sulla contrapposizione evocata dall’attuale proprietà tra bad company e good company.
In pratica con il pignoramento viene colpito il cuore pulsante dell’ex televisione (oggi è solo in streaming).
Il contenzioso tra Marino e Valerio Antonini è il cuore della vicenda. Antonini aveva accusato il precedente editore di avergli ceduto una società gravata da debiti e di gravi irregolarità gestionali; Marino replica che tutti i debiti, compresi quelli erariali, erano noti, inseriti nella due diligence e già oggetto di piani di rientro, e che il vero problema è stata la gestione del “nuovo corso”. In mezzo c’è una causa di lavoro, una proposta di conciliazione ritenuta pesante per l’azienda e – secondo Marino – non rispettata, da cui discende il pignoramento.
Sul piano industriale, Antonini ha annunciato la possibile liquidazione di Telesud 3 Srl e la nascita di una nuova società “pulita”, mentre i giornalisti denunciano stipendi arretrati, tredicesima non pagata, comportamenti antisindacali e censure interne. Ordine dei giornalisti, Assostampa e partiti politici sono intervenuti parlando di un caso che riguarda non solo un’azienda, ma la libertà dell’informazione locale.
Il pignoramento segna così uno spartiacque: non più solo uno scontro mediatico e personale, ma una resa dei conti giudiziaria che rischia di trascinare definitivamente a fondo una delle emittenti storiche della provincia di Trapani.
