Cinquantuno anni di trasmissioni ininterrotte rischiano di spegnersi nel silenzio. Per Teleiblea, storica emittente che ha raccontato la vita, le battaglie e la memoria del territorio ibleo, si prospetta l’ipotesi concreta della fine delle trasmissioni via etere. Non si tratta di un allarme strumentale, ma dell’amaro epilogo di una crisi economica e istituzionale ormai priva di vie d’uscita.
Il macigno principale sul futuro dell’emittente è rappresentato dai costi esorbitanti dell’affitto mensile versato alla Rai per poter trasmettere. Un paradosso che nasce proprio da quella che doveva essere una risorsa: la copertura del segnale su scala quasi regionale.
Come tv di “secondo livello”, Teleiblea ha un bacino di ascolto e di inserzionisti strettamente locale: essere visibili fino a Palermo non porta alcun beneficio economico a una realtà che vive delle dinamiche del proprio territorio. Già a giugno, a Palermo, le emittenti di secondo livello avevano chiesto unitariamente un taglio dell’affitto di almeno il 40%. Nonostante solleciti formali e appelli al Ministero, da parte della Rai non è mai arrivata risposta.
La scadenza imminente
Nel mese di aprile scadrà il contratto quinquennale firmato nel 2022. La dirigenza ha già espresso l’impossibilità di impegnarsi in un ulteriore esborso da 250.000 euro per i prossimi cinque anni.
A rendere il clima ancora più teso vi è un corposo contenzioso giudiziario aperto contro la Rai, accusata di insensibilità di fronte a gravi criticità tecniche. Nonostante decine di PEC, interventi istituzionali (tra cui quello del sindaco di Ragusa Peppe Cassì) e proposte di soluzioni tecniche, il segnale è rimasto al buio per quasi 450 giorni.
Il risultato è paradossale: segnale assente a Modica, Scicli e lungo la fascia costiera ragusana, segnale visibile in località distanti centinaia di chilometri come Custonaci o Dattilo, nel Trapanese.
Un’eventuale soccombenza nella causa legale comporterebbe cifre tali da stritolare definitivamente l’azienda.
A gravare sul contratto firmato nel 2022 sono intervenuti fattori imprevedibili: la tempesta perfetta tra pandemia, guerre e inflazione galoppante, unita a clausole contrattuali gravose come l’adeguamento ISTAT e la mancata transizione al digitale terrestre di seconda generazione.
Mentre l’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) ha mostrato prima disponibilità, dal Ministero e dalle istituzioni nazionali è arrivata solo indifferenza, lasciando che il divario di forze tra il colosso di Stato e l’emittente locale segnasse l’esito della partita.
Senza un accordo in extremis per abbattere il canone da 4.000 euro al mese, l’alternativa è già pronta: abbandonare le frequenze televisive tradizionali per trasferirsi interamente sul web.
La nuova veste digitale permetterà a Teleiblea di continuare a produrre notizie, inchieste, programmi e approfondimenti senza i costi di diffusione dell’etere. Un passaggio obbligato per salvaguardare oltre cinquant’anni di informazione libera, che segnerebbe tuttavia la fine di un’epoca per la televisione locale siciliana.

