Fonte: https://westsicily.tv/2-tv-a-trapani-quale-futuro-leditoriale-di-massimo-marino-ultima-parte
Nella seconda parte di questo mio editoriale ferragostano eravamo rimasti su come il territorio dovrebbe reggere due nuove realtà televisive nate nel giro di pochi mesi. Tanti di voi hanno commentato che la competizione aumenterà la qualità dell’informazione. Di questo sono pienamente convinto: il pluralismo non può che migliorare un prodotto redazionale.
Per tanti anni Telesud è stata “monopolista” in città. Un monopolio assai sui generis (visto che a nessuno era vietato aprire una TV con sede a Trapani e, infatti, qualcuno ci ha anche provato, seppur con scarsi risultati), ma che, onestamente, a volte provocava una certa agiatezza. Tuttavia, credo che il lavoro svolto dal sottoscritto (certamente con il contributo di tutti i miei collaboratori nel corso degli anni, compresi gli otto della Cooperativa Core) sia sotto gli occhi di tutti, avendo fatto divenire quella realtà editoriale una delle più apprezzate sull’isola e, di gran lunga, la più importante della Sicilia occidentale. Puoi essere monopolista quanto vuoi, ma se lavori male non penetri editorialmente. Basta vedere la vicina Marsala – che non è esattamente un paesotto di periferia – per quanto riguarda le TV alternatesi nei vari decenni.
Poi c’è la sostenibilità economica, anch’essa auspicata da tanti lettori (comprensibilmente, e di questo vi ringraziamo) nei commenti. E qui, purtroppo, la realtà è ben diversa rispetto alla filosofia sciorinata sui social da certuni che non distinguono neanche un elettrodomestico (un televisore) da una realtà editoriale (una televisione). Hai voglia a dire “se chiudete a Ferragosto”, “se è questo il TG che proponete”, ecc. Quasi sempre sciocchezze in libertà da parte di chi non sa di cosa parli o, peggio, figure invidiose, spesso perché non calcolate neanche di striscio, professionalmente o editorialmente parlando.
Per capirci: già nel giro di un paio d’anni, da quando ho sostanzialmente lasciato Telesud, il settore commerciale è ulteriormente diminuito in termini di potenziali ricavi. “L’aggressione” al territorio da parte dei grandi gruppi nazionali fagocita il singolo commerciante. Vedo difficile che, seppur proponendo due ottimi prodotti editoriali, il territorio possa sostenerli entrambi con facilità. Anche le istituzioni, che dovrebbero avere maggiore sensibilità verso chi svolge questo mestiere, dubito possano averne più che in passato. Le loro risorse sono quelle che sono: inutile aspettarsi “numeri” di chissà quali pianificazioni pubblicitarie. Le grandi aziende? In città sono quelle che sono e dubito che anch’esse potranno disporre di particolari budget nella comunicazione televisiva.
Insomma, oggettivamente la vedo dura per tutti, ben oltre il fisiologico rischio d’impresa che una nuova attività porta in dote nella sua genesi. Non sono mai stato un pessimista congenito; tuttavia, questa mia lettura (sulla quale, superfluo dirlo, mi auguro fortemente di sbagliare) è frutto di un’esperienza ultraventennale in Sicilia, e conosco – probabilmente come pochi sul territorio – potenzialità e criticità per chi voglia fare editoria, anche in formato bonsai.
